Allergie Alimentari & Bambini.

Oggi in Italia il 20% dei bambini in età evolutiva soffre di problemi di allergia. Tra le cause principali di questa impennata i frenetici stili di vita, l’inquinamento, lo stress e la cattiva alimentazione.

La maggior parte delle allergie alimentari sono causate da latte, uova, arachidi, pesce, frutti di mare, soia e grano, ma sono tanti gli alimenti che possono indurre reazioni allergiche. La maggior parte dei bambini, durante il primo decennio, negativizza l’allergia verso latte, uova, frumento, soia, ma le allergie nei confronti delle arachidi, noci, pesce e frutti di mare sono spesso conservate per tutta la vita.
Studi scientifici hanno dimostrato che geografia e etnia possano influenzare sia la prevalenza di alcune allergie alimentari che il tipo di risposta immunologica a singoli componenti allergenici all’interno del cibo.

Negli ultimi anni, i cambiamenti nella dieta hanno portato i ricercatori a suggerire che le differenze di macronutrienti e il contenuto di micronutrienti nella dieta potrebbe spiegare l’aumento delle allergie. In discussione rientrano i livelli di vitamina D, l’aumento del consumo di acidi grassi polinsaturi, e la riduzione del consumo di olio di pesce, con una riduzione degli acidi grassi polinsaturi; la diminuzione consumo di frutta e verdura (contenenti antiossidanti, come la vitamina C, vitamina E, b-carotene, il selenio, e lo zinco), l’obesità. In generale, le allergie sono associate allo stile di vita occidentale. L’ipotesi igienica propone che la mancanza della esposizione agli agenti infettivi durante la prima infanzia, aumenta la predisposizione alle malattie allergiche modulando lo sviluppo del sistema immunitario, anche se esistono dati limitati per l’ipotesi igienica rispetto all’allergia alimentare. Importanti domande rimangono circa l’esposizione agli allergeni alimentari nella dieta materna e del bambino. La posizione più recente è che ” la prova attuale non supporta un ruolo di primo piano per le restrizioni dietetiche della mamma in gravidanza o allattamento”.

Come riconoscere un bambino allergico

Le allergie alimentari comprendono un ampio spettro di disturbi e inducono una varietà di sintomi che sono a rapida insorgenza e possono manifestarsi con:

  • rossore;
  • prurito della pelle e/o orticaria;
  • nausea;
  • dolore addominale e/o vomito;
  • broncospasmo da lieve a grave e distress respiratorio;
  • ipotensione;
  • collasso cardiocircolatorio;

Come intervenire

La corretta gestione delle allergie alimentari necessita di una corretta diagnosi ottenuta tramite una storia clinica dettagliata, studi di laboratorio (test cutanei e / o la ricerca delle IgE per specifici prodotti alimentari, e spesso il test di provocazione per via orale), una educazione rigorosa alla prevenzione alimentare, la fornitura di un piano di emergenza e la prescrizione di farmaci (ad esempio, antistaminici, steroidi e l’adrenalina autoiniettabile) per il trattamento di ingestioni accidentali. Negli ultimi anni, il campo delle allergie alimentari è passato attraverso una notevole crescita e i progressi tecnici hanno permesso una crescente comprensione delle basi immunitarie di reattività clinica agli allergeni alimentari. I Prick Test sono il primo esame diagnostico che si esegue, utilizzando gli estratti allergenici disponibili in commercio, oppure con l’alimento fresco (Prick by Prick) qualora l’estratto non sia disponibile o qualora si voglia testare l’alimento crudo o cotto. I Prick Test sono attendibili a qualsiasi età poiché la cutipositività è correlata con il grado di sensibilizzazione. Gli Atopy Patch Test con allergeni alimentari possono essere un’indagine utile in pazienti con sospetta allergia alimentare, ma attualmente non vengono raccomandati nella routine perché sono necessari ulteriori studi di validazione e standardizzazione. Il dosaggio delle IgE specifiche rappresenta il passo complementare o l’alternativa ai Prick Test per effettuare la diagnosi di allergia alimentare in casi particolari come la presenza di dermatiti estese, spiccato dermografismo o terapie in atto che interferiscono con l’esecuzione dei Prick Test (es. antistaminici).

È importante ricordare che la presenza di IgE specifiche non vuol dire necessariamente “malattia allergica”.
Altre metodiche di laboratorio estremamente nuove e sofisticate impiegate come indagini di secondo e terzo livello includono l’Allergene Microarray e il Test di Attivazione dei Basofili.

Fondamentali per la diagnosi di allergia alimentare sono la dieta di eliminazione diagnostica e il test di provocazione orale. Dopo aver eliminato dalla dieta l’alimento sospetto per un tempo congruo e aver verificato la regressione dei sintomi si procede al test di provocazione orale (TPO) con l’alimento in causa.

A cura di:

Dott.ssa Federica Rota

Specialista in Allergologia e Immunologia Clinica. Svolge attività di consulenza presso la Diagnostica Specialistica Pediatrica Bios

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