Anche nel Lazio abolizione dei Certificati di rientro a scuola

Ecco perché sono un passo avanti nella promozione della salute infantile

Da oggi è operativa, anche se da qualche settimana era stata pubblicata la notizia, che anche nella regione Lazio come già in altre 9 regioni italiane, per rientrare a scuola dopo un’assenza superiore o uguale a 5 giorni, non sarebbe più stato necessario il certificato del pediatra di base.

Questa notizia ha alimentato molte polemiche immaginando l’abolizione del certificato o come un sistema per far lavorare “ancor meno” il pediatra oppure una maniera per favorire un “contagio indiscriminato” tra bambini grazie a quei genitori “irresponsabili” o “superficiali” che ormai, senza freno alcuno, avrebbero potuto rimandare a scuola il figlio ancora ammalato o infetto.

Naturalmente la realtà non è in questi termini.

L’abolizione del certificato di riammissione a scuola significa semplicemente che quando il pediatra visiterà un bambino con la tonsillite, la bronchite, la scarlattina o l’otite dirà al genitore quanti giorni di riposo a casa dovrà osservare prima che il figlio possa tornare a scuola.

In alcuni casi potrà rendersi necessaria un’ulteriore rivalutazione clinica del bambino, come accade spesso (ad es. un controllo dopo 3 giorni di terapia) e poi il pediatra dirà se la riammissione a scuola è possibile. In altre situazioni dirà di aspettare che il bambino abbia sfebbrato da almeno 2 giorni, prima di recarsi a scuola oppure, come nel caso della varicella, non prima che le bollicine siano completamente secche e ricoperte da crosticine, affidando alla responsabilità genitoriale la gestione del bambino, come è giusto che sia.

Su questo ultimo punto infatti è molto importante riflettere.

Accade spesso che il bambino il venerdì venga allontanato da scuola per uno o più episodi di vomito o diarrea che nell’arco del fine settimana guariscono spontaneamente.

Purtroppo in questi casi la riammissione a scuola, fino a ieri, era possibile solo su presentazione del certificato del pediatra che affermava l’avvenuta guarigione, ma il pediatra non aveva altro modo di verificare tale guarigione se non dai racconti dei genitori che il lunedì recandosi a studio affermavano che il piccolo nel fine settimana non aveva più avuto scariche di diarrea o episodi di vomito: qual’è il senso di questo certificato?

Il pediatra è un medico non è un poliziotto e ormai da tempo l’autocertificazione ha valore legale al pari di documenti presentati in originali!

Per non parlare poi di quegli assurdi certificati di riammissione a scuola dopo la settimana bianca o altre assenze per motivi di famiglia nei quali il pediatra doveva dichiarare che il bambino si era assentato non per malattia ma per motivi familiari o vacanza: assolutamente insensati!

Sulla base di queste considerazioni è evidente come l’abolizione del certificato di riammissione a scuola sia l’eliminazione di un’assurda burocrazia che restituisce al padre e alla madre la legittima responsabilità genitoriale che non può essere delegata al pediatra. Non dimentichiamoci inoltre che l’autocertificazione dei genitori sostituisce anche il certificato vaccinale, e pertanto è lecito che il padre o la madre possano stabilire, seguendo le indicazioni del medico, quando è il momento di far ritornare a scuola il figlio.

Per il pediatra l’abolizione del certificato comporterà probabilmente un onere lavorativo maggiore perché molti genitori, che prima delegavano al medico tale responsabilità, oggi probabilmente vorranno rassicurazioni maggiori prima di far rientrare a scuola il figlio.

Purtroppo tutti quei genitori che invece cercavano di “mascherare” la febbre dei figli con l’uso preventivo degli antipiretici al mattino prima dell’inizio della scuola continueranno a farlo, ma se vogliamo creare una sanità dove la consapevolezza del cittadino sostituisca l’obbligo e la raccomandazione venga vissuta come la scelta migliore da fare per il benessere proprio e dei propri cari e non come un modo “per non fare”, questo è il sistema giusto.

Negli ultimi mesi, soprattutto riguardo al tema vaccinazioni, si è fatto riferimento a paesi europei più “evoluti” dove nonostante l’assenza di un obbligo le coperture vaccinali, influenza inclusa, sono molto alte, ottimali.

Come è possibile? È possibile grazie all’informazione corretta, a programmi di educazione sanitaria nei quali i cittadini diventano consapevoli dei rischi e dei benefici e soprattutto grazie alla consultazione con il medico di fiducia che fa educazione sanitaria promuovendo e diffondendo la buona sanità.

L’abolizione del certificato di riammissione a scuola è il primo passo per migliorare il dialogo con il pediatra dei propri figli che spiegherà e farà educazione sanitaria molto di più che apponendo una firma su un foglio di carta.

A cura di:

Valentina Grimaldi

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