I genitori influenzano i figli… sì ma come?

La società odierna rende spesso difficile la serenità del bambino: le famiglie si separano con molta facilità, i genitori sono spesso stressati, in preda a problemi economici. Di tutte queste situazioni la vittima è l’essere che per primo dovrebbe essere preservato dal dolore, dalla paura, dall’angoscia.

Gli studi confermano infatti che, nei bambini, il riconoscimento delle emozioni altrui, la competenza sociale, l’espressione delle emozioni e l’equilibrio generale sono direttamente proporzionali ai livelli di calore e di espressività emotiva dei genitori e inversamente proporzionali ai livelli di disapprovazione e ostilità di questi ultimi.

È bene dunque che mamma e papà siano ben informati del loro ruolo importante e ricco di responsabilità per vivere al meglio la propria genitorialità.

L’applicazione della teoria di Bowlby

La “teoria dell’attaccamento” di Bowlby mostra quanto siano fondamentali i primi anni di vita per lo sviluppo della personalità e quanto sia importante il rapporto che si instaura tra il bambino e il caregiver (cioè chi si prende cura di lui, nella stragrande maggioranza dei casi la mamma).

Nella mia pratica non solo ne parlo con le famiglie e pretendo almeno una volta che entrambi i genitori siano presenti alla visita di controllo, ma quando vedo un bambino che presenta disturbi del comportamento, come ad esempio un’eccessiva iperattività, vado oltre e chiedo dei primi mesi di vita e molto spesso il solo raccontarsi, la narrazione che mi viene fatta basta per chiarire il comportamento del bambino.

La teoria di Bowlby

Tutti i bambini normali si “attaccano” entro i primi 8 mesi di vita, per portare a compimento tale processo entro il loro secondo anno.

Il bambino possiede delle gerarchie di preferenza, per cui se nel momento di necessità la figura di attaccamento privilegiata (generalmente la madre) non è disponibile, egli può ripiegare su altri individui cui è legato.

Bowlby richiamò l’attenzione sul ruolo della madre nell’organizzazione emozionale del bambino e sul ruolo importante del legame affettivo madre-bambino nello sviluppo della competenza sociale e dell’autonomia.

I concetti principali della teoria dell’attaccamento sono rintracciabili nei lavori di Bowlby pubblicati tra il 1958 e il 1963, periodo in cui certo non mancarono teorie alternative riguardo all’attaccamento infantile: Freud, per esempio, riteneva che i neonati si attaccassero alla persona o all’oggetto che forniva loro soddisfazione orale (nella maggior parte dei neonati la madre, in quanto è probabile che sia lei a nutrire il bambino).

Uno studio classico di Harry Harlow mostrò invece che il nutrimento non era così importante: in una serie di esperimenti i piccoli di scimmia tra due “madri surrogato”, una fatta di freddo metallo alla quale era attaccato un biberon e l’altra senza biberon, ma coperta di una stoffa morbida, spugnosa e pelosa, mostrarono una chiara preferenza per la madre “pelosa”.

Harlow con il suo esperimento ha dimostrato che il bambino si lega alla madre soprattutto per ricevere calore e amore.

La relazione madre-bambino

Bowlby si spinse a considerare il legame che unisce il bambino alla madre non come una conseguenza del bisogno di nutrizione, bensì come bisogno primario.

Mary Ainsworth, che collaborò con Bowlby, ideò la “Strange Situation”: un’innovativa tecnica di osservazione della relazione madre-bambino, ottimo strumento diagnostico, oltreché di ricerca, attualmente ancora molto utilizzato. La Strange Situation è stata messa a punto per illustrare il funzionamento del sistema comportamentale di attaccamento nei bambini di un anno, esponendoli a situazioni combinate di lieve pericolo (in un ambiente sconosciuto, dal quale la madre si allontana per un breve tempo).

La Strange Situation consiste in una sequenza standard di episodi della durata di tre minuti in un laboratorio attrezzato per il gioco, in cui il genitore lascia due volte il bambino (una volta in compagnia di un estraneo e una volta da solo) per poi ritornare.

Le principali tipologie di attaccamento

Ainsworth ha sviluppato un sistema di classificazione suddiviso in tre categorie per descrivere il modello di risposta del bambino al comportamento del genitore insieme al quale è osservato.

  • Attaccamento sicuro: l’uscita di scena della madre sconvolge il piccolo, che però è in grado di salutare il suo ritorno e il ricongiungimento in modo positivo e di calmarsi prontamente.
    Per Bowlby i legami emotivamente sicuri hanno un valore fondamentale per la sopravvivenza. Tale stile è dovuto a una figura (caregiver) sensibile ai segnali del bambino, disponibile e pronta a dargli protezione nel momento in cui il bambino lo richiede.
    I tratti che maggiormente caratterizzano questo stile sono: sicurezza nell’esplorazione del mondo, convinzione di essere amato, capacità di sopportare distacchi prolungati, nessun timore di abbandono, fiducia nelle proprie capacità e in quelle degli altri, Sé positivo e affidabile, Altro positivo e affidabile. L’emozione predominante è la gioia.
  • Attaccamento insicuro evitante: il bambino esplora l’ambiente e i giochi ignorando la madre e alla sua separazione si comporta in maniera indifferente, non si avvicina più di tanto al suo ritorno e non dimostra angoscia per la presenza dell’estraneo. Al momento del ricongiungimento evita attivamente di entrare in contatto con la madre.
    I bambini con un attaccamento insicuro corrono un rischio maggiore di soffrire di ansia, tristezza o rabbia eccessive o di altri problemi emozionali. Questi bambini hanno figure genitoriali che nel primo anno di vita sono poco sensibili alle loro richieste e si rifiutano di aiutare se non in situazioni difficili.
    I tratti che maggiormente caratterizzano questo stile sono: insicurezza nell’esplorazione del mondo, convinzione di non essere amato, percezione del distacco come “prevedibile”, tendenza all’evitamento della relazione per convinzione del rifiuto, apparente esclusiva fiducia in se stessi e nessuna richiesta di aiuto. Altro visto come negativo e inaffidabile. Le emozioni predominanti sono tristezza e dolore.
  • Attaccamento insicuro ambivalente resistente: questi bambini quando la madre è presente nella stanza presentano comportamenti contraddittori, a momenti la ignorano, in altri momenti cercano il contatto in modo insistente. Sono bambini che hanno imparato a esprimere in maniera esagerata le proprie emozioni e in caso di stress enfatizzano i loro bisogni.Questi bambini hanno avuto un caregiver incostante che ha risposto ai segnali affettivi in maniera imprevedibile. In questo caso non vi è nel bambino la certezza che la figura di attaccamento sia disponibile a rispondere ad una richiesta d’aiuto. I tratti che maggiormente caratterizzano questo stile sono: insicurezza nell’esplorazione del mondo, convinzione di non essere amabile, incapacità di sopportare distacchi prolungati, ansia di abbandono, sfiducia nelle proprie capacità.
  • Attaccamento disorganizzato: bambini con comportamenti disorientati ed apertamente conflittuali in presenza del genitore; piangono mentre cercano di raggiungere la madre, per poi tacere improvvisamente e rimanere “congelati” ed immobili per diversi secondi.
    All’arrivo dell’estraneo sembrano spaventati ma al contempo si allontanano dal genitore, oppure, al momento della separazione chiamano attraverso la porta il genitore per poi allontanarsene alla riunione. Il bambino non sembra reagire alla separazione e al ricongiungimento con un modello comportamentale definito, appare cioè disorganizzato.Le reazioni disorganizzate sono frequenti fra i bambini che hanno subito violenza e fra i figli di madri cronicamente depresse.

Diventare genitori vuol dire intraprendere un percorso importante, unico e meraviglioso.
Si diventa responsabili della salute fisica e mentale di un essere umano per cui è importante conoscere di quanto siano importanti i primi anni di vita di un bambino.
Da quello che ho scritto sopra si deduce di quanto sia fondamentale l’incontro tra il sistema di attaccamento del bambino e il sistema di accudimento del genitore. Per questo motivo è importante la conoscenza della “Teoria dell’attaccamento”.

Il ruolo della madre
Bowlby richiamò l’attenzione sul ruolo della madre nell’organizzazione emozionale del bambino e sull’importanza del legame affettivo madre-bambino nello sviluppo della competenza sociale e dell’autonomia; una buona sintonizzazione affettiva tra caregiver e bambino aiuta quest’ultimo a riconoscere i propri stati interiori, i propri sentimenti e sensazioni e condividerli nella relazione.

A cura di:

Serenella Castronuovo

Pediatra di Famiglia - Psicoterapeuta

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