Adolescenti e social media

Adolescenti e social media ovvero “la paura di non esistere”

“La paura di non esistere” (dall’inglese “FoMO – Fear of Missing Out”) è un altro sintomo di dipendenza dell’era dei social. In pratica la FoMO è la preoccupazione che eventi sociali, o altre attività, possano avvenire senza la presenza del giovane “addicted”; ecco perché si sente la necessità di essere costantemente collegato a quello che fanno gli altri. La FoMO si associa a disturbi dell’umore e a una minore soddisfazione della propria vita. La dipendenza da internet in età pediatrica e adolescenziale ha ormai assunto una rilevanza tale che in Italia, al Policlinico A. Gemelli, è stato recentemente inaugurato il “Centro Pediatrico Interdipartimentale per la Psicopatologia da web”. Questo Centro, multidisciplinare, integra nell’offerta assistenziale la pediatria, la neuropsichiatria infantile e la psichiatria per l’area delle dipendenze da sostanze e delle dipendenze comportamentali.

Sulla dipendenza dai social media ricordiamo che:

  1. I social media sono stati descritti quali mezzi che creano più dipendenza delle sigarette e dall’alcol
  2. L’uso dei social media è legato a un aumento dei tassi di ansia, depressione e deprivazione di sonno
  3. Il bullismo informatico è un problema crescente
  4. I social media possono migliorare l’accesso dei giovani alle esperienze di altre persone in materia di salute e informazioni sanitarie da parte di esperti
  5. Coloro che utilizzano i social media riferiscono di essere più emotivamente supportati proprio attraverso i loro contatti social

Cosa fare in caso di dipendenza da social

  1. Introdurre un meccanismo di “pop-up” che avvisi il giovane quando ha superato i limiti di tempo di utilizzo di social media
  2. Favorire l’uso di programmi e di piattaforme che mettano i evidenza i trucchi usati per manipolare in modo digitale le foto delle persone
  3. Seguire le campagne informative sui danni da iper utilizzo dei social media
  4. Divulgare materiale di insegnamento da utilizzare e distribuire nelle scuole
  5. Formare il personale medico che ha contatto con il giovane e con la sua famiglia
  6. Favorire ulteriori ricerche da svolgere sugli effetti dei social media sulla salute
    mentale dei giovani.

Il nostro consiglio!

Parlare e confrontarsi sempre con i ragazzi, senza inutili proibizionismi, ma tenendo sempre gli occhi aperti su quanto viene fatto durante la permanenza online.

(fonte: “Adolescenza e transizione dal pediatra al medico dell’adulto”. Guida pratica intersocietaria. 2017)

A cura di:

Redazione Scientifica FIMP Roma e provincia

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