Il disegno infantile come forma di espressione – prima parte

Il disegno infantile è una forma di espressione dei sentimenti e degli stati d’animo dei bambini. Vediamo perchè:

Il disegno “ieri e oggi”

Il bisogno di esprimersi attraverso il disegno è insito nell’uomo fin dall’antichità quando l’uomo primitivo sentì il bisogno e la necessità di lasciare un segno della propria presenza. Le prime immagini della storia dell’uomo sono state create dai cacciatori dell’Età della pietra. Sulle pareti rocciose delle grotte i primitivi artisti hanno raffigurato gli animali selvatici che costituivano il loro bottino di caccia.

La prima manifestazione artistica nasce quindi dal rapporto tra l’uomo e la natura che lo circonda.
In Europa le testimonianze dell’arte delle caverne, realizzate in un arco di tempo millenario, sono numerose e localizzate soprattutto nel Nord del continente europeo e nella penisola Iberica.
Sono rappresentazioni della fauna del Pleistocene che l’homo sapiens sapiens cacciava con bastoni o con armi di pietra scheggiata, per procurasi il cibo e le pellicce con cui coprirsi. Sono immagini di bisonti, cervi, renne, cavalli, realizzate con mezzi primitivi ma con straordinaria bravura.

Perché l’uomo primitivo disegnava?

È difficile interpretare il pensiero di un uomo tanto lontano da noi. Egli disegnava disteso o accoccolato nelle caverne, alla luce di una fiaccola, con un carbone di legno bruciacchiato o con un punteruolo d’osso, affidandosi esclusivamente alla sua memoria visiva. Questa faticosa realizzazione doveva avere uno scopo ben preciso, vitale per la comunità, perché le grotte dipinte furono frequentate da molte generazioni di uomini.
Alcuni studiosi ritengono che queste immagini avessero un fine pratico: servivano a spiegare come avveniva la caccia. Altri interpretano le grotte dipinte come santuari in cui si sarebbero svolti rituali di una primitiva magia propiziatoria.
Sicuramente l’uomo preistorico ha tentato di razionalizzare la realtà, il mondo animale selvaggio, irruente e pericoloso, e di capirne l’origine, le forme, i ritmi, le forze. Disegnando gli uomini raccontavano qualcosa della propria vita, comunicavano pensieri e sentimenti: potevano per esempio mostrare un viaggio, per ricordarlo, oppure ritrarre il proprio gruppo familiare riunito, per esprimere il senso di appartenenza ad esso.
L’immagine è stata un mezzo, per l’uomo, per comprendere l’ambiente e non perdersi in esso.

Oggi

Anche oggi il bambino utilizza il disegno, forma di espressione del suo linguaggio grafico e, con esso, il bambino parla, rivela la sua intima natura, sia a livello emotivo e affettivo che cognitivo e relazionale: attraverso il segno, lo scarabocchio e l’immagine, si crea un contatto con la realtà fisica, familiare e sociale in cui il bambino è immerso. Da qui si evince l’importanza che il disegno può avere come canale di comunicazione tra il bambino, che attraverso di esso può esternare i propri sentimenti, e l’adulto che, se è un attento osservatore, può estrapolare da esso molte informazioni sullo sviluppo del bambino: lo stile cognitivo, le emozioni e i sentimenti, e naturalmente può capire la crescita e l’evoluzione maturativa, ma anche le relazioni affettive e i possibili traumi.
Il bambino è creativo: non fa un “copia e incolla”, ma una rappresentazione di ciò che per lui è la realtà in quel particolare momento della giornata. Il disegno è quindi una proiezione incoscia della mente del bambino e del suo modo di vedere se stesso e gli altri, è una traccia psicobiografica da non sottovalutare.
Di conseguenza, il disegno così inteso, va di pari passo con l’evoluzione intellettuale ed emotiva, ed è specchio fedele dei vari stadi di sviluppo.

Le prime ricerche in ambito psicologico

Le prime ricerche in ambito psicologico evidenziavano soprattutto le differenze tra il disegno infantile e adulto, nel tentativo di trovare delle regole generali che spiegassero l’evoluzione dell’abilità grafica.
Fra i primi studi su tale argomento va sicuramente ricordato quello di Luquet: secondo il suo pensiero il bambino disegna con l’intenzione di rappresentare degli oggetti reali, ma proietta su di questi tutto il suo mondo interiore. Raccontando vicende reali o immaginarie fa sua la realtà. Luquet (1927) ha mostrato che il disegno del bambino fin verso gli 8/9 anni è essenzialmente realista nell’intenzione, ma che il soggetto comincia con il disegnare ciò che sa di un personaggio o di un oggetto molto prima di esprimere graficamente ciò che vede del medesimo.

Fasi

Nel corso dello sviluppo infantile, il realismo del disegno attraversa diverse fasi:

  • Realismo fortuito (intorno ai 2 anni di età): è la fase dei primi tracciati, ossia gli scarabocchi, automatici, casuali, motivati dal piacere di fissare il movimento e di scaricare la tensione. Si parla di realismo “fortuito” poiché in questa fase il bambino evidenzia un’analogia più o meno vaga, e spesso impercettibile per l’adulto, fra il tracciato che sta disegnando e qualcosa di reale. In questa primo stadio il bambino prima fa un disegno, poi cerca di interpretare ciò che ha disegnato: dà al segno il nome dell’oggetto (es. disegna un cerchio e dice “mamma”).
  • Realismo mancato (dai 2 anni e mezzo ai 4-5 circa): detta anche fase di incapacità sintetica, dove gli elementi sono giustapposti anziché coordinati in un tutto, per esempio, un cappello molto più in alto della testa o dei bottoni accanto al corpo.
  • Realismo intellettuale (dai 5 agli 8 anni circa): il disegno ha superato le difficoltà primitive, il bambino diviene più capace di riprodurre l’aspetto di ciò che disegna, ma appare senza cura per la prospettiva. È così che un volto di profilo avrà un secondo occhio, perché una persona ha due occhi, o un cavaliere avrà una gamba vista attraverso il cavallo oltre alla gamba visibile.
  • Realismo visivo: presenta due novità. Da una parte il disegno non ripropone più ciò che è visibile da un particolare punto di vista prospettico: un profilo non mostra più se non ciò che è dato di profilo, le parti nascoste degli oggetti rimangono “invisibili” e gli oggetti in secondo piano, quelli più lontani, sono gradualmente rimpiccioliti. Dall’altra parte, il disegno tiene conto della disposizione degli oggetti secondo un piano d’insieme (assi coordinate) e delle loro proporzioni metriche.

Il lavoro di Luquet influenzò il pensiero di Piaget che ipotizzò un legame tra l’evoluzione del pensiero e l’evoluzione del grafismo. Secondo Piaget lo sviluppo intellettivo procede secondo una sequenza di stadi, dipendenti dall’età anagrafica. Per questo autore il perfezionamento delle produzioni grafiche con l’avanzare dell’età, sempre più dettagliate, realistiche, proporzionate, procede di pari passo con la crescita intellettiva del bambino.
Sulla scia delle teorie stadiali dello sviluppo intellettivo si delinea un filone di ricerca che utilizza l’espressione grafica come modo per misurare la maturità intellettiva del bambino.

Continua venerdì 7 luglio la seconda parte …

A cura di:

Redazione Scientifica FIMP Roma e provincia

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