Il bambino di bassa statura

La valutazione della crescita viene effettuata dal pediatra confrontando il valore della altezza con i percentili delle curve di crescita.

Si definisce “bassa statura” un’altezza al di sotto del terzo percentile; se la statura di un bambino si colloca tra il 3 ed il 95 percentile è quindi normale, ma è fondamentale valutare anche la velocità di crescita annua.

La statura di un bambino è influenzata da numerosi fattori tra i quali il patrimonio genetico gioca un ruolo primario; si deve pertanto valutare il percentile dell’altezza dei genitori per verificare se corrisponde a quello del bambino (“target genetico”).

Se uno o entrambi dei genitori presentasse una statura inferiore alla media si parlerà di Bassa Statura Familiare, condizione benigna che non potrà beneficiare di alcun trattamento.

Altro dato importante ai fini di una diagnosi corretta è quello dell’età in cui i genitori hanno presentato lo sviluppo puberale. Spesso, nel caso di un bambino di bassa statura, uno dei genitori ha presentato una pubertà tarda, raggiungendo la statura definitiva in ritardo di alcuni anni rispetto ai coetanei.

Questo è il caso del Ritardo Costituzione di Crescita e Pubertà; i bambini con questa condizione raggiungeranno, come i loro genitori, una statura definitiva normale.

Altri fattori da considerare nella valutazione di un bambino con bassa statura sono:

  • l’età gestazionale
  • il peso e la lunghezza alla nascita
  • la presenza di sintomi gastrointestinali.

Nella valutazione di una bassa statura va sempre calcolata la velocità di crescita espressa in cm/anno; se questa è inferiore a 4 cm/anno è opportuno un approfondimento diagnostico tramite esami di laboratorio e una radiografia della mano e polso sinistro per la valutazione dell’età ossea.

Il pediatra attraverso i controlli periodici e i Bilanci di Salute segue l’andamento della crescita di un bambino e, in caso di una decelerazione o di altri segni o sintomi, potrà inviare il bambino all’endocrinologo pediatra per un approfondimento diagnostico.

A cura di:

Comitato scientifico FIMP

Condividi Questo post su