Il latte materno: un alimento che ci riserva continue sorprese.

Il latte materno è l’alimento naturale ed ideale per la crescita e lo sviluppo del neonato e del bambino perché è specie-specifico, bilanciato nelle sue componenti nutrizionali, garantisce l’apporto di importanti elementi funzionali ed è immediatamente disponibile ed economico.

Le principali società scientifiche, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’Unicef promuovono e sostengono l’allattamento al seno e raccomandano che il bambino sia allattato precocemente ed in maniera esclusiva (cioè soltanto con il latte materno) fino al sesto mese e che, anche successivamente, il latte materno rappresenti una parte importante della dieta fino al raggiungimento del secondo anno di età.

L’allattamento al seno esclusivo e ad inizio precoce si riscontra prevalentemente nei paesi a basso e medio reddito.

In Italia i dati ISTAT del 2013 sono migliori rispetto ai precedenti dati del 2005, registrando una percentuale di bambini allattati al seno dell’85.5% rispetto all’8l% del 2005, con una durata media di allattamento di 8.3 mesi rispetto ai 7,3 precedentemente registrata.

I benefici del latte materno sono correlati alle sue caratteristiche e alla sua composizione.

Il latte materno è specie-specifico.

Così come ogni animale anche il cucciolo dell’uomo ha bisogno del latte che soddisfi le richieste della propria specie.

Il latte materno presenta una elevata variabilità nella sua composizione che si modifica in risposta a numerosi fattori quali la durata della gravidanza, il genotipo materno, le eventuali patologie materne, il momento della giornata, la durata dell’allattamento, ma anche in base al periodo della lattazione a mano che si passa dal colostro (latte prodotto nei primi tre giorni di allattamento) al latte di transizione (prodotto dal 3° al 10° giorno) e quindi al latte maturo.

Il colostro si caratterizza per l’elevato contenuto di proteine, sali minerali e vitamine che hanno il ruolo di facilitare la ripresa del peso del bambino dopo il fisiologico calo ponderale.

Inoltre il colostro, grazie al contenuto di numerosi fattori bioattivi (lattoferrina, lgA secretorie, etc.), svolge una funzione immunologica oltre che nutrizionale, proteggendo il neonato da potenziali infezioni in un momento in cui il suo sistema immunitario non è ancora maturo.

Il latte materno maturo è costituito prevalentemente da acqua che rappresenta 1’87% del suo volume nella quale sono presenti in quantità ben nota proteine, zuccheri, grassi, vitamine, minerali, fattori protettivi, enzimi ed ormoni.

Le proteine, presenti in quantità pari a 1,2g/dl, rivestono una funzione nutritiva ma anche immunomodulante ed antimicrobica.

I grassi contenuti nel latte materno sono 3,8 g/dl, sono rappresentati per il 98% da trigliceridi e, tra questi, un ruolo determinante hanno gli acidi grassi polinsaturi quali l’acido arachidonico (AA) e l’acido docosaesaenoico (DHA).

Questi grassi infatti costituiscono una importante fonte di energia, trasportano le vitamine liposolubili (A,D,E,K) attraverso la mucosa intestinale permettendo il loro assorbimento ed intervengono nello sviluppo del sistema nervoso centrale e visivo.

Il lattosio è il carboidrato maggiormente presente nel latte materno (6.7 g/dl) e rappresenta un nutriente importante per lo sviluppo del sistema nervoso centrale.

Il 10% di carboidrati del latte materno è costituito da oligosaccaridi (HMO).

Si tratta di carboidrati formati da un numero variabile di disaccaridi a partire da 5 differenti zuccheri che svolgono, tra le altre, la funzione di prebiotici favorendo la crescita nell’intestino del neonato di batteri “buoni” come il Bifidobacterium infantis, proteggendolo dalla colonizzazione di batteri patogeni.

Una revisione sistematica della letteratura scientifica pubblicata nel 2016 sulla prestigiosa rivista “Lancet”, ha puntualizzato i principali effetti del latte materno sia sulla salute del bambino che su quella della mamma.

Le evidenze scientifiche più recenti confermano che il latte materno fornisce al bambino non solo un adeguato nutrimento, ma gli garantisce anche protezione da potenziali infezioni e, tanto più precocemente e tanto più a lungo il bambino viene allattato al seno, tanto maggiori sono gli effetti benefici che ne derivano.

La revisione sistematica sopra citata riporta una riduzione del rischio di mortalità secondario alla riduzione di malattie infettive pari all’88% nei bambini che vengono allattati esclusivamente al seno nei primi sei mesi di vita rispetto ai lattanti che non hanno mai assunto latte materno.

La riduzione del rischio di mortalità è secondaria non solo alla diminuita incidenza di malattie infettive, ma anche ad una diminuzione del 36% del rischio di morte improvvisa del lattante e del 58% del rischio di enterocolite necrotizzante (NEC).

È stato dimostrato che l’allattamento al seno dimezza nel bambino gli episodi di diarrea, riduce di 1/3 le infezioni respiratorie, riduce del 30-40% il rischio di otite media acuta, previene il 72% di ospedalizzazioni per diarrea ed il 57% di ospedalizzazioni per infezioni respiratorie.

Minori sono le certezze riguardo gli effetti a lungo termine dell’allattamento al seno.

Attualmente non disponiamo di dati tali da poter trarre delle conclusioni definitive a riguardo, tuttavia sembrano esserci evidenze confortanti sul ruolo dell’allattamento al seno nella prevenzione dell’obesità.

Una meta-analisi di 113 studi ha evidenziato infatti come una maggiore durata dell’allattamento al seno si associ ad una riduzione del rischio di sovrappeso/obesità pari al 26%.

Tale effetto assume importanza particolarmente rilevante visto che assistiamo attualmente ad un costante incremento della percentuale di soggetti obesi anche in età pediatrica con tutte le conseguenze che ne derivano e non solo per la salute.

Una durata prolungata dell’allattamento al seno è stata associata inoltre ad una riduzione del 35% del rischio di sviluppare diabete tipo II.

Tra gli effetti a lungo termine dell’allattamento al seno anche la possibile riduzione del rischio di sviluppare leucemia, pari al 19% rispetto ai bambini che non hanno ricevuto affatto latte materno.

Il ruolo dell’allattamento al seno nel promuovere le capacità cognitive è molto dibattuto in quanto numerosi sono i fattori confondenti che possono influenzare tali risultati, come l’intelligenza ed il tipo di alimentazione materna, l’ambiente più o meno stimolante in cui vive il bambino, lo stato sociale della famiglia ecc.

La meta-analisi precedentemente citata ha analizzato 16 studi a riguardo e, anche dopo aver fatto le dovute correzioni per fattori confondenti, riporta che i bambini allattati più a lungo al seno mostrano un quoziente intellettivo di 3.4 punti più elevato rispetto ai bambini non allattati al seno affatto o per un periodo più breve.

Al momento, visti questi risultati, vi è comunque consenso nel sostenere un ruolo positivo dell’allattamento al seno sullo sviluppo delle funzioni cognitive. Anche la mamma che allatta trae dei vantaggi.

Sicuramente l’allattamento al seno riduce l’incidenza di patologie tumorali: una durata maggiore dell’allattamento al seno si associa infatti ad una riduzione del 22% del cancro al seno e del 30% del cancro ovarico.

Inoltre, l’allattamento prolungato, in particolare se esclusivo, è stato associato a più lunghi periodi di amenorrea con possibilità di modulare gli intervalli tra le nascite, fattore di rilevante importanza soprattutto nei paesi a basso sviluppo economico. Minori sono le evidenze scientifiche sull’effetto protettivo dell’allattamento al seno sul diabete tipo II, le malattie cardiovascolari, la depressione e la perdita di peso post-partum della nutrice.

Il latte umano è cibo naturale, rinnovabile, sicuro per l’ambiente, prodotto e consegnato al consumatore senza inquinamento, imballaggi o rifiuti inutili, pertanto possiamo affermare che il suo contributo alla sostenibilità ambientale e alla sicurezza alimentare non è del tutto trascurabile.

È stato inoltre calcolato che, grazie ai suoi effetti, l’allattamento al seno previene 820.000 morti all’anno di bambini di età inferiore a 5 anni nei paesi in via di sviluppo, 20.000 morti all’anno di donne per cancro al seno e determina un miglioramento del potenziale educativo dei bambini e, conseguentemente, della loro capacità di guadagno da adulti.

Ne deriva quindi che quando una mamma allatta il suo bambino influenza in un certo senso anche la sua futura crescita economica.

Inoltre l’allattamento al seno sostenendo la salute, corrisponde ad un ulteriore risparmio economico in termini di ridotto assenteismo sul lavoro e ridotti costi sanitari per la cura delle diverse patologie del bambino e di sua madre.

L’allattamento al seno è dunque uno degli interventi di maggiore impatto che offre benefici a bambini, donne e società.

Alla luce delle considerazioni precedenti, possiamo affermare che il latte materno rappresenta la prima vaccinazione del bambino contro la morte, la malattia e la povertà, ma anche l’investimento più duraturo per il suo sviluppo fisico, cognitivo e sociale, pertanto è compito di tutti gli operatori sanitari proteggere, promuovere e supportare l’allattamento al seno.

A cura di:

Giuseppe Olivero

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