Pericoli di abuso e violenza minorile – Nuovi orizzonti di sicurezza

“La piccola Ninì non aveva mai visto il papà e la mamma abbracciarsi, né condividere un sorriso complice o semplicemente affettuoso ma a lei non facevano mancare nulla.

Così cresceva, al caldo di mille attenzioni quotidiane, protetta dall’amore e sostenuta dai sacrifici della sua famiglia alla quale avvertiva lei stessa di dover assicurare qualcosa di indefinibile, che andasse oltre i sentimenti.

Un giorno capì di cosa si trattava, quando un compagno le confessò tra le lacrime che i segni che portava sulle braccia non se li era procurati durante la partita di calcio ma per divincolarsi da una brutta aggressione, di chi? come?

Non osava nel ricordo e le parole che il suo sguardo atterrito lasciavano intendere si strozzavano in gola.
Ninì percepì fortissimo il bisogno di scuoterlo, di materializzare nel racconto ciò che era successo al suo piccolo amico, gridare e piangere insieme a lui contro quel male.

Lo voleva con tutta sé stessa ma non vi riuscì come non ce la fece proprio a pensare di trascinare dentro questo imperscrutabile orrore né mamma né papà.

Si rese conto che doveva cominciare a mettere insieme i pezzi, abbracciò forte forte con tutto il cuore il suo sventurato amico, pensò intensamente a Lillo, il suo orsacchiotto con cui si addormentava sempre e pregò che da quella sera insieme al suo pelouche potesse cominciare a cercare ciò che le occorreva per dare il suo aiuto: la verità.”

Di verità, quella che troppe volte non emerge e che rimarrà per sempre sepolta, si deve parlare quando ci si occupa di diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e di protezione, prevenzione e quindi di conoscenza quando ci si rapporta ai diritti violati dei minorenni.

Garantire il benessere e la crescita armoniosa dei bambini e degli adolescenti è missione primaria di ogni Stato e l’impegno che ogni Comunità deve perseguire attraverso risorse specifiche per la rimozione di ostacoli, barriere, illegalità.

Il 20 novembre 1989 a New York viene aperta alle adesioni e ratifiche degli Stati la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo che individua e descrive diritti civili, politici, economici, sociali, sanitari e culturali sulla base del principio secondo il quale “il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana nonché l’uguaglianza ed il carattere inalienabile dei loro diritti sono le fondamenta della libertà, della giustizia e della pace nel mondo”.

Tale trattato, che l’Italia ratifica nel 1991, richiama a sua volta la Dichiarazione di Ginevra del 1924 sui diritti del fanciullo e la Dichiarazione dei diritti del fanciullo adottata dall’Assemblea Generale il 20 novembre 1959 e costituirà la base normativa ispiratrice, sia precettiva che programmatica, alla quale si conformeranno le successive Convenzioni internazionali e le fonti europee di settore.

L’abuso di persone minorenni, in particolare quello sessuale, tra le patologie criminose più degradanti ed allarmanti, con l’avvento delle nuove tecnologie, sin dalla fine degli anni ’90, rivela potenziali di rischio altissimi.

La comunicazione digitale, in apparenza al riparo dell’anonimato e della virtualità, ha comportato una vera e propria rivoluzione di costume e culturale, modificando profondamente le relazioni sociali.

Come presumibile, l’evoluzione delle nuove tecnologie percorre binari ad altissima velocità al contrario delle contromisure necessarie alla difesa ed alla presa in carico delle vittime.

Da circa un ventennio, Istituzioni, Forze dell’Ordine, Organizzazioni non Governative, anche attraverso preziosi interventi sinergici, hanno continuamente aggiornato innumerevoli decaloghi rivolti a ragazzi, genitori ed insegnanti per preservare i più giovani dai pericoli del web che possono brevemente riassumersi di seguito:

  • adottare regole chiare e condivise in famiglia ed a scuola sull’utilizzo del Pc e dello smartphone;
  • utilizzare forme di dialogo aperto ed autentico tra adulti e minorenni su tutto quanto possa accadere attraverso l’utilizzo della Rete;
  • utilizzare attentamente firewall ed antivirus informatici;
  • utilizzare per i più piccoli programmi di parental control ed in generale impostazioni per la verifica della cronologia dei siti visitati;
  • educare i minorenni all’assoluta riservatezza delle proprie password che potranno essere condivise solo con i genitori, nonché a non fornire mai informazioni personali (nome, indirizzo, luoghi frequentati, abitudini etc.) proprie e dei propri familiari;
  • educare a non richiedere né fornire mai proprie od altrui immagini senza il consenso degli aventi diritto;
    rispettare l’età minima richiesta per l’adesione ai social;
  • educare a non aprire mai allegati da fonti sconosciute o sospette;
  • educare a limitare in tempi congrui la navigazione durante la giornata;
  • educare a non utilizzare gli smartphone a scuola ed in situazioni non consone alla buona educazione;
  • far osservare le regole della netiquette ovvero del bon ton digitale, non utilizzando mai in particolare linguaggi volgari, violenti e discriminatori;
  • educare ad una lettura critica di ogni notizia rinvenuta in Rete, nella consapevolezza che possano circolare notizie manipolate o volutamente distorte (fake news) verificandone, ove possibile, le fonti;
  • far comprendere ai ragazzi la disponibilità degli adulti ad ascoltarli senza riserve riguardo ad incontri od esperienze spiacevoli o che abbiano potuto creare disagi, difficoltà, turbamenti;
  • educare a non assecondare le richieste di incontro personale da parte di persone conosciute in Rete.

L’elenco dei “buoni consigli”

Rappresenta il primo livello della prevenzione ed è fondamentale sensibilizzare tutti gli utenti ad osservarne coscientemente tutte le cautele sebbene non appare verosimile che tanto basti per tenere al riparo i più giovani da sexting, pedopornografia, abusi sessuali, cyberbullismo, hate speech, dipendenze online ed altri fenomeni di violenze, prevaricazioni e manipolazioni.

Quando l’utilizzo massiccio di un ingrediente può provocare intossicazioni occorre predisporre antidoti efficaci e soprattutto gli strumenti per individuarne le molecole.

La metafora indica ancora una volta l’assoluta necessità di dotarsi di strumenti appropriati di ricerca della verità allorquando insorgano fenomeni che ingenerano nuovo allarme o si profili il sospetto che un bambino, una bambina o un adolescente sia stato vittima di un abuso o di una violenza.

All’intera “comunità educante”, intendendo per essa famiglia, scuola, sanità, enti locali, viene richiesto di fare quadrato per costituire una rete sinergica di prevenzione, sostegno e presa in carico di vittime conclamate o solo potenziali, con il supporto di Forze dell’Ordine, Magistratura, ONG e gestori di servizi web.

In tale direzione vanno a concentrarsi gli sforzi che progressivamente le Istituzioni europee richiedono agli Stati membri con particolare riguardo alla capacità di facilitare l’emersione di casi di abuso e di trattarli efficacemente.

Coerentemente a tale avanzamento, alla sensibilizzazione deve subentrare una vera e propria formazione specifica di numerose categorie professionali orientata ai suddetti obiettivi, da contestualizzare nell’ambito di procedure strutturate d’intervento.

Al singolo professionista, in ogni campo, allorquando debba o possa occuparsi della cura, dell’educazione o dell’affidamento di minorenni, si richiede di attivare le proprie prestazioni seguendo rigorosi canoni di responsabilità che derivano anche dai nuovi rischi connessi all’utilizzo distorto delle tecnologie.

In tali contesti la figura del pediatra incarna un ruolo determinante sotto il profilo diagnostico, e non solo…

Infatti tale categoria di professionisti nel nostro paese sta divenendo sempre più orientata verso la necessità di sapersi cimentare in attività su piani molteplici, assodata sul piano clinico e diagnostico della malattia del corpo tout court, ma anche attenta e specializzata verso tutte quelle tematiche che attengono alla crescita della persona, non ultima quella psichica.

In sintesi il pediatra, oggi, da un lato deve essere capace di fare diagnosi e terapia della patologia comune senza però tralasciare gli aspetti psichici e neuro evolutivi.

Il pediatra, storicamente, deve anche cercare di capire se la famiglia ha dei bisogni “altri” (immigrazione, tossicodipendenza, povertà, incapacità economica e incapacità culturale) e cercare di colmarne le lacune, occuparsi dell’alimentazione e delle sue patologie (obesità, anoressia, bulimia, alimentazione selettiva) e intercettare e muoversi all’interno delle cause altre di scarso accrescimento (restrizioni dietetiche o dettate da fedi, costumi sociali o religiosi).

Per tali complesse finalità devono costantemente affinarsi le capacità professionali volte a cogliere tempestivamente i segnali del corpo come quelli della psiche.

Per questo, un ruolo centrale deve essere giocato dal pediatra nel riconoscere, intercettare e prevenire tutto il capitolo delle dipendenze (video-giochi, tv, social, droghe, alcool, gioco), tutte ampiamente facilitate dall’utilizzo della rete internet.

Il proprio bagaglio culturale deve costantemente arricchirsi tramite l’aggiornamento sulle disfunzioni legate all’utilizzo delle nuove tecnologie da parte dei minorenni: in sintesi il supporto a tutto campo non può non attrezzarsi per colmare le inadeguatezze che gli stessi genitori potrebbero denotare al riguardo, che inevitabilmente renderebbero difficoltoso se non nullo il tentativo di fermare reati ed arginare i rischi della rete.

Le aspettative che l’attuale società ripone negli adulti di riferimento rispetto ai bisogni dell’infanzia e dell’adolescenza sono sempre più complesse e pertanto la sfida che la categoria professionale deve raccogliere è enorme.

È quindi necessaria la condivisione di specifiche procedure strutturate, per agevolare l’EMERSIONE, L’ASCOLTO, LA PRESA IN CARICO di casi a rischio o da trattare, anche attraverso giuste correlazioni con altri attori che compongono la rete allargata dell’intera comunità educante.

L’applicazione di nuovi protocolli d’intervento a corredo della diagnostica sta individuando una rete di esperti che si sta dotando di strumenti che, proprio sfruttando le nuove tecnologie, possano essere un valido ausilio per intercettare rischi e pericoli e nel contempo possano essere per il genitore un’opportunità veloce per chiedere consiglio ed aiuto.

A livello più generale, nonostante siano state emanate numerose linee guida da gruppi di professionisti sulla rilevazione dei fenomeni sopra descritti, va rimarcata l’ulteriore necessità di propagare l’adozione ad hoc di uno strumento operativo e condiviso proprio attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie, quale ad esempio l’utilizzo del Pediatotem.

Questo strumento, che è stato già implementato per mettere in contatto il pediatra e le famiglie sulla rilevazione di altre patologie, dovrebbe essere divulgato sulla rete professionale per agevolare un interscambio di opinioni tra esperti, onde poter elevare la ricerca scientifica.

D’altro canto, la piattaforma REPER (Rete Pediatrica di epidemiologia e ricerca), messa a punto dalla Società Italiana Medici Pediatri (SIMPe), potrebbe essere un utile dispositivo per agevolare lo svolgimento, da parte dei pediatri di famiglia, di un ruolo sentinella nella rilevazione e nell’attivazione della presa in carico dei fenomeni di abuso e delle dipendenze.

La diffusione nazionale nell’intera rete pediatrica della piattaforma, attualmente sperimentata da 600 specialisti, faciliterebbe l’intercettazione precoce dei casi e sensibilizzerebbe le famiglie alla percezione di tali patologie, attraverso l’utilizzo del Pediatotem.

Il Pediatotem è altresì uno strumento già consolidato nel primo screening di disturbi (neuro sviluppo, problematiche comportamentali etc.) attraverso la somministrazione di chat e questionari ai genitori.

Un’ulteriore novità proposta dalla SIMPE (Società Italiana Medici Pediatri) al Governo, aveva ad oggetto la realizzazione nello stesso di una aggiuntiva funzione di help line, per contribuire alla riduzione del rischio di abuso domestico ed allo scopo di facilitare al pediatra l’approccio del genitore “non protettivo”, e, nel caso di abusi extra-familiari, l’emersione della segnalazione, anche con modalità riservate.

L’assunzione auspicabile di tali modelli d’intervento capillari ed omogenei a supporto delle prestazioni del pediatra costituisce un potenziamento delle funzioni di prevenzione intimamente connesse all’efficacia del trattamento medico ed al contempo contribuisce ad avverare le nuove istanze di sicurezza.

A cura di:

Cinzia Grassi - Elvira D’Amato 

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