Principi nutritivi del latte materno (seconda parte)

I Principi nutritivi del latte materno

Minerali

Il contenuto totali di sali minerali del latte umano è pari a 0,15-0,25 g/100 ml.

Rispetto al latte umano il latte vaccino ha un contenuto di minerali 3 volte superiore ad eccezione di ferro e rame. In particolare, il rapporto Ca:P è 2:1 nel latte materno e 1,3:1 nel latte vaccino.

Vitamine

Sono tutte presenti in adeguata misura nel latte materno tranne la vitamina D.

Pertanto è corretta un’integrazione di 400 UI di vit. D durante tutto il primo anno di vita.

Il latte può validamente contribuire a soddisfare il fabbisogno vitaminico del bambino anche dopo i primi mesi di vita, indipendentemente dalla dieta materna.

Invece, il contenuto di vitamina K è ridotto nel latte materno ed è per questo che l’American Academy of Pediatrics (AAP) raccomanda l’integrazione di questa vitamina al fine di prevenire la malattia emorragica del neonato tardiva, un quadro definito come un’emorragia inaspettata, attribuibile a una grave deficienza di vitamina K in lattanti da 2 a 12 settimane di età, e che insorge principalmente negli allattati al seno che non abbiano ricevuto la profilassi neonatale con vitamina K o che abbiano ricevuta una profilassi orale incompleta di vitamina K.

Ecosistema intestinale

Il latte materno induce un fisiologico sviluppo dell’ecosistema intestinale caratterizzato dalla preminenza dei Bifidobatteri e da una limitata presenza di Clostridi e di Enterobatteri.

Questa condizione protegge dalle infezioni intestinali dovute a vari patogeni; favorisce e mantiene uno stato di benessere; elimina i disturbi dovuti ad un’alterazione delle funzioni intestinali.

In particolare, i Bifidobatteri stimolano il sistema immunitario e incrementano la produzione di IgA, riducendo anche le infezioni da Rotavirus. Inoltre, i Bifidobatteri migliorano il transito intestinale, riducendo la stipsi.

Il latte materno contiene una varietà di cellule, tra cui i macrofagi, le cellule T, cellule staminali e linfociti.

All’inizio della lattazione il neonato può assumere fino a 1010 leucociti materni al giorno.

Sistema immunitario

Le continue modificazioni del latte materno, poppata dopo poppata, permettono di tutelare il neonato dai germi patogeni, conferendo al latte stesso, la straordinaria peculiarità di risultare il miglior alimento per proteggere il bambino contro quei microrganismi ai quali è esposta la diade madre-lattante.

Tra i fattori di difesa anticorpali del latte materno grande importanza assumono le immunoglobuline IgA secretorie (sigA), specificatamente dirette contro gli antigeni presenti nell’ambito domestico e contenute in quantità più elevate rispetto ai livelli ematici materni.

Sono anche presenti immunoglobuline (IgG, IgM), T e B linfociti.

Fattori di difesa non anticorpale sono rappresentati da:

  • macrofagi
  • polimorfonucleati
  • lattoferrina (proteina ferrochelante ad azione batteriostatica)
  • lisozima
  • lipasi
  • ac. grassi
  • agenti promotori della crescita di microrganismi protettivi (fattore bifidogeno)
  • oligosaccaridi
  • gangliosidi
  • fattori del complemento
  • amino-zuccheri
  • ac. sialico
  • monogliceridi
  • polinsaturi a lunga catena

Sono inoltre presenti agenti ad azione antinfiammatoria (antiossidanti, prostaglandine, poliamine, cortisolo, glutamina) e molecole immuno-modulatrici (interleuchine, nucleotidi).

Il latte umano contiene altresì numerosi fattori di crescita che hanno effetti di vasta portata a livello nel tratto intestinale, vascolare, del sistema endocrino e del SNC (fattore di crescita epidermico, citochine e chemochine, granulociti-fattori stimolanti le colonie, le mucine, ecc.).

Allattamento materno ed alimentazione materna

Durante il periodo dell’allattamento materno è consentito “mangiare per due”? Assolutamente no.

Per la mamma è consigliata una dieta equilibrata e diversificata.

Deve essere variata e ricca, comprendere notevoli quantità di liquidi (acqua, spremute, latte), contenere olio extravergine di oliva come grasso di condimento, prevedere un più frequente consumo di pesce (per arricchire il latte materno di acidi grassi n-3), essere ricca di frutta fresca e vegetali, di prodotti lattiero-caseari e di legumi.

In pratica si consiglia di bere 1,5-2 litri di acqua non gasata al giorno, incrementare la dieta abituale di 80-100 grammi di carne o 400-500 ml di latte/yogurt o 40-50 grammi di parmigiano.

Infatti il fabbisogno energetico aggiuntivo nella donna che allatta è fissato in 500 kcal/die (LARN 2014).

Si deve anche tener conto che il costo energetico dell’allattamento può essere soddisfatto utilizzando le riserve adipose accumulate durante la gravidanza.

Infatti il decremento ponderale atteso nei primi sei mesi dopo il parto è in media di circa 0,8 kg/mese (FAO/WHO/UNU,2004, EFSA 2013).

Durante l’allattamento alcuni alimenti sono fortemente sconsigliati:

  • rape
  • selvaggina
  • aglio e cipolla crudi
  • mitili e crostacei
  • mandorle amare
  • asparagi
  • carni conservate
  • pomodori acerbi
  • cavoli
  • carni insaccate
  • patate inverdite
  • molluschi
  • superalcolici

Altri alimenti possono essere assunti in quantità moderata:

  • vino
  • birra
  • cola
  • spinaci
  • bietole
  • funghi
  • pomodori
  • agrumi
  • fragole
  • tonno
  • sgombro
  • aringhe
  • alici
  • zuppe di pesce
  • salmone
  • formaggi fermentanti
  • fritture
  • cioccolato
  • cacao
  • frutta secca
  • dolci di pasticceria

In conclusione, il latte materno è comunque insostituibile e il latte vaccino non può e non deve essere utilizzato sotto il primo anno di vita per diversi motivi:

  • Ha un contenuto 3,5 superiore di proteine con un rapporto caseina/siero proteine pari a 82:18 contro 40:60 del latte materno. Questo comporta un aumento dei processi putrefattivi intestinali, dell’azotemia, dell’escrezione di urea e del carico renale di soluti.
  • I grassi saturi sono prevalenti rispetto agli ac. grassi insaturi.
  • Presenta una carenza di AGE ed assenza di LC-PUFA.
  • I minerali nel latte vaccino sono contenuti in misura pari a 3,5 volte rispetto al latte materno; questo, unitamente al maggiore contenuto proteico, determina un aumento del carico osmolare renale (221-228 mOsm/l) contro 79 mOsm/l del latte materno.
  • L’apporto di ferro con il latte vaccino è ridotto rispetto al maggior assorbimento intestinale di ferro ottenuto con il latte materno.
  • Il latte vaccino può determinare micro-emorragie intestinali con sangue occulto nelle feci. Questo determina il rischio di IDA (iron deficiency anemia) fin dal secondo semestre di vita.Nonostante tutte queste evidenze, è sorprendente come molti genitori ed anche molti medici-pediatri abbiano l’errata sensazione che il latte vaccino sia l’alimento perfetto per far crescere i bambini.

A cura di:

Giorgio Pitzalis

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